Google e Microsoft hanno deciso di collaborare per contrastare la diffusione online di immagini pedopornografiche. L’iniziativa nasce dalla crescente preoccupazione per l’aumento dei contenuti illegali presenti sul web e punta a intervenire già nel momento in cui un utente prova a cercare informazioni riconducibili a questo fenomeno.
Il primo strumento sviluppato nell’ambito della collaborazione è stato reso disponibile nel Regno Unito. Al centro del progetto ci sono nuovi algoritmi destinati ai motori di ricerca, progettati per riconoscere e bloccare un’ampia serie di termini utilizzati per raggiungere contenuti pedopornografici. L’obiettivo dichiarato è rendere più difficile l’accesso a questo materiale attraverso le normali ricerche online.
Un intervento rivolto direttamente ai motori di ricerca
La misura si basa sul blocco di almeno 100.000 termini di ricerca. Si tratta di parole o combinazioni di parole individuate dagli esperti come potenzialmente legate alla ricerca di materiale illegale. Quando uno di questi termini verrà utilizzato, il motore di ricerca non dovrebbe mostrare le informazioni richieste, ma presenterà un messaggio che avvisa l’utente dell’illegalità della ricerca.
Il funzionamento scelto interviene quindi prima della visualizzazione dei contenuti. Invece di limitarsi a rimuovere singole pagine o immagini già individuate, gli algoritmi cercano di impedire che determinate ricerche possano condurre a informazioni utili per raggiungere materiale pedopornografico. La tecnologia diventa così uno strumento di prevenzione e non soltanto di intervento successivo.
Il messaggio visualizzato sullo schermo ha anche una funzione informativa. L’utente viene avvertito che la ricerca effettuata è illegale, un elemento pensato per rendere esplicita la gravità dell’azione e per interrompere il percorso verso i contenuti vietati. La fonte non specifica ulteriori conseguenze per chi tenta la ricerca, ma indica chiaramente che il sistema impedirà di ottenere le informazioni richieste.
La pressione della politica britannica
La collaborazione tra Google e Microsoft arriva dopo le denunce ripetute del primo ministro britannico David Cameron, che aveva rivolto la propria attenzione alle aziende più importanti del settore. Secondo la politica, la diffusione di immagini pedopornografiche sul web aveva raggiunto livelli tali da richiedere un’azione più decisa da parte delle piattaforme tecnologiche.
Il coinvolgimento dei due principali motori di ricerca rende l’iniziativa particolarmente rilevante. La ricerca online rappresenta infatti uno dei punti di accesso alle informazioni presenti su Internet e intervenire su questo livello consente di agire su un numero molto ampio di richieste. Per questo Google e Microsoft hanno scelto di lavorare insieme allo sviluppo di strumenti specifici, mettendo a disposizione competenze e tecnologie dedicate al riconoscimento delle ricerche illegali.
Un sistema costruito da un gruppo di esperti
Per realizzare il nuovo strumento è stato coinvolto un gruppo di esperti del settore, incaricato di sviluppare gli algoritmi da integrare nei motori di ricerca. Il loro lavoro ha portato alla definizione dell’elenco di termini da bloccare e alla progettazione del meccanismo che sostituisce i risultati con un avviso sull’illegalità della ricerca.
La scelta di intervenire attraverso gli algoritmi mostra quanto il contrasto alla pedopornografia online dipenda anche dalla capacità dei servizi digitali di analizzare le richieste degli utenti. In questo caso non viene annunciato un semplice filtro applicato a un elenco ristretto di pagine, ma un sistema che prende in considerazione decine di migliaia di termini associati a questo tipo di contenuti.
Il progetto è stato avviato nel Regno Unito, che diventa quindi il primo territorio in cui la nuova misura viene resa disponibile. L’iniziativa conferma la volontà di Google e Microsoft di collaborare su un problema che coinvolge l’intero ecosistema della ricerca online. Il blocco di almeno 100.000 termini non elimina da solo il fenomeno, ma introduce un ostacolo concreto per chi tenta di utilizzare i motori di ricerca come punto di partenza per raggiungere materiale illegale.