Dopo la forte crescita dei notebook, l’arrivo dei netbook e la diffusione dei tablet PC, il mercato dei computer si prepara a una nuova evoluzione. Gli Ultrabook nascono con l’obiettivo di combinare due esigenze fino a oggi difficili da conciliare: offrire prestazioni e funzionalità vicine a quelle di un notebook, mantenendo allo stesso tempo la leggerezza e la praticità tipiche dei tablet.
La nuova categoria di dispositivi punta quindi su sistemi ultraportatili, pensati per essere utilizzati con facilità anche in mobilità. Il progetto non si limita alla riduzione delle dimensioni: l’obiettivo è intervenire soprattutto sui consumi energetici, così da migliorare l’autonomia senza rinunciare alla potenza di calcolo necessaria per le normali attività informatiche.
Intel investe nei componenti a basso consumo
A sostenere lo sviluppo degli Ultrabook è Intel, che ha annunciato un investimento superiore a 300 milioni di dollari destinato ai chipset progettati per questa nuova tipologia di computer. La ricerca si concentra sulla realizzazione di processori più efficienti dal punto di vista energetico, mantenendo inalterate le prestazioni espresse in termini di frequenza di funzionamento, o clock.
La scelta evidenzia la direzione intrapresa dal settore: ridurre il consumo non significa necessariamente accettare un computer meno potente. Al contrario, l’obiettivo è ottenere piattaforme capaci di adattarsi meglio all’utilizzo mobile, dove autonomia, rapidità di avvio e contenimento del calore prodotto sono elementi particolarmente importanti.
Dai processori Sandy Bridge ai chip Ivy Bridge
La prima generazione di Ultrabook sarà equipaggiata con processori Sandy Bridge, realizzati con tecnologia produttiva a 32 nanometri. Questi chip fungeranno da soluzione di transizione verso la generazione successiva, rappresentata dai processori Ivy Bridge, basati su un processo produttivo più efficiente da 22 nanometri.
Il passaggio a dimensioni produttive inferiori è indicato come uno degli strumenti principali per migliorare il rapporto tra prestazioni e consumi. La fonte segnala inoltre che Ivy Bridge offrirà il supporto per i display touchscreen, una caratteristica coerente con l’evoluzione dei dispositivi portatili e con l’influenza esercitata dal mondo dei tablet.
In questo scenario, il touchscreen non viene presentato come un semplice elemento estetico, ma come una funzione destinata a rendere più flessibile l’interazione con il computer. Gli Ultrabook cercano infatti di riunire la produttività associata ai notebook e una modalità d’uso più immediata, vicina a quella dei dispositivi mobili.
Connettività e memoria progettate per la mobilità
La dotazione prevista per gli Ultrabook riprende diverse tecnologie già utilizzate negli smartphone e nei dispositivi portatili. Tra le connessioni indicate figurano Bluetooth, Wi-Fi e USB 3.0, insieme alle uscite HDMI per il collegamento a display esterni. Si tratta di una combinazione pensata per mantenere il computer versatile anche lontano dalla postazione fissa.
La presenza della USB 3.0 amplia le possibilità di collegamento con periferiche e dispositivi compatibili, mentre Bluetooth e Wi-Fi consentono di ridurre il ricorso ai cavi nelle attività quotidiane. L’uscita HDMI, invece, permette di trasferire il segnale video verso uno schermo esterno, caratteristica utile quando il computer viene impiegato con monitor più grandi.
Un ruolo importante sarà affidato anche alle memorie RAM DDR3L, progettate per consumare meno energia rispetto alle soluzioni tradizionali. La tensione indicata è di appena 1,35 volt: un valore che contribuisce alla strategia complessiva di contenimento dei consumi, soprattutto in un dispositivo che deve funzionare a lungo lontano dalla presa elettrica.
Consumi adattabili e modalità di standby più efficienti
Gli Ultrabook di nuova generazione saranno inoltre programmabili, così da consentire configurazioni ottimizzate in base alla potenza realmente necessaria. In pratica, il sistema potrà essere impostato per trovare un equilibrio più preciso tra capacità di elaborazione e consumo energetico, evitando di utilizzare più risorse del necessario durante le attività meno impegnative.
Questa impostazione può risultare particolarmente utile in mobilità. Le operazioni quotidiane non richiedono sempre il massimo delle prestazioni disponibili: poter modulare il funzionamento del computer permette di concentrare la potenza quando serve e di privilegiare l’autonomia negli altri momenti. La gestione intelligente delle risorse diventa così parte integrante del progetto, non un semplice aspetto secondario.
Intel sta lavorando anche sulle modalità di standby e ibernazione. Secondo le informazioni disponibili, i consumi attuali in standby sono 20 volte inferiori rispetto al passato. Un miglioramento di questo tipo incide sul modo in cui viene utilizzato il dispositivo: l’Ultrabook può rimanere pronto a ripartire senza consumare energia allo stesso livello di un computer pienamente operativo.
La combinazione tra processori a basso consumo, memorie DDR3L, configurazioni programmabili e modalità di sospensione più efficienti definisce il principale obiettivo degli Ultrabook. Questi sistemi puntano a superare la contrapposizione tra notebook e tablet, offrendo un computer completo in un formato più leggero e adatto agli spostamenti.
Il futuro delineato dalla notizia non è quindi legato soltanto a dispositivi più sottili o facili da trasportare. La vera novità riguarda l’integrazione di componenti, connettività e gestione energetica in una piattaforma progettata per mantenere un livello di prestazioni elevato riducendo il consumo. Sandy Bridge aprirà questa fase, mentre Ivy Bridge porterà il processo produttivo a 22 nanometri e introdurrà il supporto ai display touchscreen.