Configurare correttamente i record DNS è indispensabile per collegare un dominio a un sito web, gestire la posta elettronica e attivare servizi esterni come piattaforme cloud, strumenti di verifica o sistemi di protezione. Un errore nella zona DNS può rendere irraggiungibile il sito, impedire la ricezione delle email o interrompere un servizio già funzionante.
La modifica dei record non richiede necessariamente competenze da amministratore di sistema, ma è importante capire che cosa rappresentano i vari tipi di record e dove intervenire. La gestione può avvenire dal pannello del registrar presso cui è stato acquistato il dominio oppure dal provider che ospita i server DNS autorevoli.
Che cosa sono i record DNS e dove si modificano
Il DNS, cioè Domain Name System, traduce i nomi facili da ricordare, come esempio.it, negli indirizzi e nelle informazioni necessarie per raggiungere un servizio. Quando un utente visita un dominio, il dispositivo interroga una serie di server DNS per sapere a quale server web collegarsi o quale server utilizzare per la posta.
I record DNS sono le singole istruzioni contenute nella zona DNS del dominio. La zona viene normalmente gestita dal provider indicato nei nameserver, cioè i server DNS autorevoli. Il registrar può coincidere con questo provider, ma non è obbligatorio: è possibile acquistare un dominio da un’azienda e gestirne i DNS tramite un’altra.
Prima di modificare qualsiasi impostazione, verifica nel pannello del dominio quali nameserver sono attivi. Se il dominio usa i nameserver del registrar, i record vanno creati nel suo pannello. Se usa quelli di un servizio DNS esterno, le modifiche effettuate altrove non avranno effetto.
È consigliabile annotare o esportare i record esistenti prima di intervenire. Non cancellare voci che non riconosci senza aver verificato il loro scopo: potrebbero essere necessarie per la posta, la verifica del dominio, un certificato digitale o un servizio già configurato.
Record A, AAAA e CNAME: collegare sito e sottodomini
Il record A associa un nome a un indirizzo IPv4. Per esempio, il record del dominio principale può collegare esempio.it all’indirizzo pubblico del server che ospita il sito. Nel campo Nome o Host il dominio principale viene spesso indicato con il simbolo @, anche se alcuni pannelli richiedono di lasciare il campo vuoto oppure di inserire il nome completo.
Il record AAAA svolge una funzione analoga, ma punta a un indirizzo IPv6. Va utilizzato soltanto con un indirizzo IPv6 effettivamente configurato e raggiungibile. Inserire un record AAAA errato può causare problemi per gli utenti con connettività IPv6, anche quando il record A è corretto.
Il record CNAME crea invece un alias verso un altro nome DNS. È utile, per esempio, per indirizzare blog.esempio.it verso un hostname fornito da una piattaforma esterna. Nel campo Valore va inserito il nome di destinazione, non un indirizzo IP. In molti pannelli il valore deve terminare con un punto finale, mentre altri lo aggiungono automaticamente: segui il formato richiesto dall’interfaccia.
Un CNAME non dovrebbe essere usato sul dominio principale se il provider DNS non supporta una funzione specifica come ALIAS o ANAME. Inoltre, non è possibile affiancare altri record allo stesso nome quando quel nome utilizza un CNAME. Questa regola è una delle cause più frequenti di configurazioni non valide.
Per creare un sottodominio non serve registrare un nuovo dominio. Basta aggiungere un record con il nome desiderato, ad esempio shop, www o app. Un record A per shop.esempio.it punterà a un indirizzo IP, mentre un CNAME potrà indirizzarlo a un hostname esterno. Il comportamento concreto dipende dalla configurazione del server web: il DNS porta la richiesta al server, ma il server deve anche sapere quale sito o applicazione servire per quel nome.
Record MX: configurare la posta elettronica
I record MX, acronimo di Mail Exchange, indicano quali server devono ricevere le email destinate al dominio. Un record MX contiene un nome di destinazione e un valore di priorità: il numero più basso rappresenta normalmente la priorità più alta. Se il primo server non è disponibile, il sistema può tentare con quelli aventi priorità successiva.
Il campo Nome viene di solito impostato su @, perché la regola riguarda il dominio principale. Il valore deve essere un hostname, non direttamente un indirizzo IP. L’hostname indicato come destinazione deve poi essere risolvibile tramite un record A o AAAA. Ad esempio, un MX potrebbe puntare a mail.esempio.it, che dovrà avere a sua volta un record DNS valido.
Quando si configura un provider di posta, occorre copiare esattamente tutti i record MX indicati dal servizio, comprese le eventuali priorità. Se il dominio aveva già record MX di un precedente provider, lasciarli attivi può dividere o consegnare la posta a server diversi. Prima di sostituirli, assicurati di sapere dove si trova la casella attiva e considera che la propagazione può richiedere tempo.
I record MX stabiliscono la destinazione della posta in ingresso, ma non bastano a migliorare l’autenticazione dei messaggi in uscita. Per ridurre il rischio che le email vengano classificate come spam sono spesso necessari anche record TXT per SPF, DKIM e DMARC, secondo le indicazioni del provider utilizzato.
Record TXT: verifiche e autenticazione delle email
I record TXT contengono testo associato a un nome DNS. Sono utilizzati da molti servizi per dimostrare il controllo del dominio, ad esempio durante l’attivazione di una piattaforma, di un certificato o di uno strumento di analisi. Il provider fornisce una stringa da copiare nel campo Valore e indica il nome esatto a cui associarla.
TXT è anche il tipo usato per le principali politiche di autenticazione della posta. Un record SPF specifica quali server sono autorizzati a inviare email per il dominio. Non bisogna creare più record SPF distinti sullo stesso dominio: le autorizzazioni devono essere raccolte in un’unica policy, seguendo la sintassi prevista dal servizio.
DKIM utilizza normalmente un record TXT su un sottodominio tecnico, chiamato selettore. Il nome completo e il valore vengono forniti dal provider di posta. DMARC viene pubblicato di solito su _dmarc, ad esempio _dmarc.esempio.it, e definisce come gestire i messaggi che non superano i controlli di autenticazione. Le policy più severe vanno introdotte con cautela, soprattutto quando non sono stati identificati tutti i sistemi che inviano email per conto del dominio.
Non modificare manualmente una stringa TXT generata da un servizio e non aggiungere virgolette se il pannello le gestisce automaticamente. Alcuni provider mostrano valori lunghi su più righe: il formato da inserire dipende dall’interfaccia e dalla documentazione del servizio.
TTL, propagazione e verifica delle modifiche
Il TTL, cioè Time To Live, stabilisce per quanto tempo una risposta DNS può rimanere memorizzata nella cache dei resolver. Un TTL più basso rende teoricamente più rapide le modifiche successive, mentre un TTL più alto riduce il numero di interrogazioni DNS. Il TTL non elimina però le cache già create e non garantisce che ogni utente veda immediatamente il nuovo valore.
Dopo il salvataggio, la propagazione può richiedere da pochi minuti a un intervallo più lungo, in base al TTL precedente, al provider e alle cache coinvolte. Durante una migrazione è utile abbassare il TTL con anticipo, quando possibile, e ripristinarlo in seguito a un valore ordinario.
Per controllare il risultato puoi usare gli strumenti di consultazione DNS disponibili online oppure i comandi nslookup e dig. Verifica il dominio principale, ogni sottodominio, i record MX e i TXT. Per il sito, controlla anche che il server web risponda al nome corretto e che il certificato HTTPS includa il dominio e gli eventuali sottodomini utilizzati.
Gli errori più comuni sono inserire il dominio completo nel campo Host quando il pannello lo aggiunge già automaticamente, confondere un hostname con un indirizzo IP, creare più SPF, dimenticare il punto finale richiesto da alcuni pannelli o eliminare record necessari. Modifica una voce alla volta, conserva un backup della configurazione e attendi il tempo necessario prima di considerare fallita una variazione.
Una configurazione DNS ordinata dovrebbe includere solo i record necessari, con nomi coerenti e destinazioni verificabili. Dopo ogni modifica, controlla separatamente sito, sottodomini, ricezione e invio della posta: un dominio può funzionare per il web e avere contemporaneamente un problema indipendente sui servizi email.