Gli attacchi di phishing legati a Facebook sono in costante aumento e i numeri raccolti da Kaspersky Security Network delineano una situazione tutt’altro che trascurabile. Nel periodo compreso tra il 2011 e il 2013, gli episodi rilevati sono passati da 19,9 milioni a 37,3 milioni, evidenziando una crescita molto rapida della minaccia.

Il dato riguarda una delle forme più insidiose di attacco online, perché sfrutta la notorietà e la grande base di utenti dei servizi più utilizzati. Facebook, frequentato quotidianamente da un numero elevato di persone, è diventato uno degli obiettivi principali per chi tenta di realizzare campagne di phishing. La popolarità della piattaforma aumenta infatti il numero di potenziali vittime raggiungibili.

Il phishing è una minaccia che punta a indurre gli utenti a fornire informazioni riservate attraverso comunicazioni o pagine apparentemente affidabili. Il pericolo non dipende quindi soltanto dalla tecnologia utilizzata, ma anche dalla capacità dell’attacco di confondersi con l’esperienza quotidiana dell’utente e di sfruttare la fiducia nei confronti di un servizio conosciuto.

Facebook tra gli obiettivi più esposti

Secondo il report di Kaspersky Security Network, la crescita osservata nel biennio considerato conferma come i social network siano diventati bersagli particolarmente interessanti per gli attacchi di phishing. Facebook viene indicato tra i principali obiettivi proprio per la quantità di utenti collegati ogni giorno e per il ruolo centrale che il social network ricopre nelle attività online di molte persone.

La presenza di una platea così ampia rende possibile raggiungere un numero elevato di utenti con la stessa campagna. Anche quando soltanto una parte dei destinatari presta attenzione al messaggio ricevuto, il potenziale impatto rimane significativo. Per questo motivo, l’incremento da 19,9 milioni a 37,3 milioni di attacchi non deve essere considerato una semplice variazione statistica, ma il segnale di una minaccia che ha trovato nei servizi più popolari un terreno particolarmente favorevole.

Non solo il social network: nel mirino anche i grandi servizi online

Facebook non è l’unico nome citato nel rapporto. Tra gli altri obiettivi compaiono Google, Microsoft, PayPal e Twitter, tutti servizi molto conosciuti e utilizzati dagli utenti per comunicare, accedere a strumenti online o gestire attività personali. La presenza di questi marchi conferma che il phishing tende a concentrarsi sulle piattaforme capaci di generare maggiore fiducia e di attirare un pubblico ampio.

Il riferimento a servizi tanto diversi mostra anche come il problema non sia limitato a un singolo settore. Un attacco può infatti sfruttare l’immagine di un social network, di un fornitore di servizi digitali o di una piattaforma legata ai pagamenti. In tutti i casi, l’obiettivo resta quello di approfittare della familiarità dell’utente con il servizio coinvolto, rendendo più difficile riconoscere immediatamente il tentativo fraudolento.

Il settore finanziario rappresenta una parte rilevante degli attacchi

Il report di Kaspersky Security Network segnala inoltre che il 20% degli attacchi di phishing coinvolge banche e organizzazioni finanziarie. Si tratta di un dato particolarmente importante perché questi soggetti sono associati a informazioni e operazioni di valore per gli utenti.

La percentuale indicata dimostra che, accanto ai social network e ai grandi servizi Internet, anche il comparto finanziario continua a essere un obiettivo centrale. La varietà dei bersagli rende evidente quanto sia ampia la portata del fenomeno: non esiste un’unica piattaforma esposta, ma un insieme di servizi che fanno parte della vita digitale quotidiana e che possono essere utilizzati come riferimento per rendere più credibile un attacco.

La crescita registrata tra il 2011 e il 2013 e la distribuzione degli obiettivi descritta da Kaspersky Security Network delineano quindi un quadro nel quale il phishing non può essere considerato una minaccia secondaria. Facebook è uno dei nomi più esposti, ma il fenomeno interessa anche Google, Microsoft, PayPal, Twitter, banche e organizzazioni finanziarie. La popolarità dei servizi online, unita alla fiducia degli utenti, continua a rappresentare il principale elemento su cui fanno leva questi attacchi.