Il cybercrime sta spostando la propria attenzione dai computer tradizionali ai dispositivi mobili. A evidenziarlo è una ricerca realizzata da G Data SecurityLabs, secondo cui la percentuale di malware destinato a smartphone e tablet è cresciuta di quasi il 140% nel primo semestre del 2011.

Il dato conferma una tendenza già osservata l’anno precedente: telefoni cellulari e tablet, ormai sempre più connessi alla rete, sono diventati obiettivi interessanti per gli attacchi informatici. Non si tratta più soltanto di proteggere PC e notebook, quindi, ma di considerare anche i dispositivi mobili come sistemi esposti a rischi concreti.

La crescita rilevata da G Data SecurityLabs non indica semplicemente un aumento quantitativo delle minacce. Mostra anche come l’attenzione degli attaccanti si stia adattando alle nuove abitudini degli utenti, che utilizzano smartphone e tablet per accedere a Internet e installare applicazioni. In questo scenario, il dispositivo mobile assume un ruolo sempre più vicino a quello del computer e richiede un livello di attenzione analogo.

Trojan, adware e backdoor tra le minacce principali

Tra le tipologie di attacco individuate figurano Trojan, adware e backdoor. Si tratta di minacce diverse tra loro, ma accomunate dalla capacità di compromettere la sicurezza del dispositivo e di sfruttarne le funzionalità per finalità non autorizzate.

Un Trojan può presentarsi come un’applicazione apparentemente legittima, inducendo l’utente a installarlo senza rendersi conto della sua natura. L’adware, invece, è associato alla visualizzazione di contenuti pubblicitari indesiderati. Le backdoor possono creare un accesso occulto al dispositivo, consentendo attività che non sono state autorizzate dal proprietario.

Secondo la ricerca, nel caso degli smartphone e dei tablet emerge in particolare la tendenza verso attacchi con finalità pubblicitarie e commerciali. Questo elemento distingue il fenomeno da quello osservato tradizionalmente nell’ambito dei computer, dove le minacce possono avere caratteristiche e obiettivi differenti. Per l’utente, tuttavia, il risultato resta problematico: un’applicazione malevola può trasformare uno strumento personale in un veicolo per attività indesiderate.

Le applicazioni ufficiali non sono sempre prive di rischi

Uno degli aspetti più delicati messi in evidenza da G Data riguarda il canale di distribuzione. A differenza dei virus che colpiscono la rete e i PC, il malware destinato agli smartphone e ai tablet può arrivare anche attraverso i canali ufficiali utilizzati per scaricare le applicazioni.

Il fatto che un’applicazione sia disponibile in uno store riconosciuto non elimina quindi completamente il rischio. Applicazioni maligne possono riuscire a superare i controlli previsti e diventare successivamente una fonte di problemi per la sicurezza degli utenti. Questo rende più complessa la gestione della protezione: non è sufficiente prestare attenzione ai file ricevuti da fonti sconosciute, perché anche un’applicazione distribuita tramite un canale considerato affidabile può rivelarsi dannosa.

La possibilità che il malware raggiunga il dispositivo attraverso applicazioni apparentemente normali aumenta l’importanza di un comportamento prudente durante l’installazione. L’utente dovrebbe considerare con attenzione ciò che aggiunge al proprio smartphone o tablet, senza dare per scontato che la presenza in un canale ufficiale rappresenti una garanzia assoluta.

Perché la protezione mobile diventa necessaria

La crescente connessione alla rete rende smartphone e tablet strumenti esposti a rischi simili, sotto alcuni aspetti, a quelli già associati ai computer. Oggi sarebbe difficile considerare sicuro un PC privo di antivirus; secondo la stessa logica, osserva G Data, anche il cellulare dovrebbe essere dotato di una protezione adeguata.

Il punto non riguarda soltanto la quantità di malware rilevata, ma il cambiamento del ruolo svolto dai dispositivi mobili. Quando vengono utilizzati per navigare online e installare applicazioni, smartphone e tablet diventano parte integrante dell’ambiente digitale quotidiano. La loro protezione non può quindi essere considerata un elemento secondario o riservato esclusivamente agli utenti più esperti.

Un antivirus per dispositivi mobili si inserisce in questa prospettiva come uno strumento di difesa, ma non sostituisce l’attenzione dell’utente. La ricerca mostra infatti che il rischio può nascondersi proprio in applicazioni che sembrano normali e che vengono scaricate attraverso percorsi ufficiali. La sicurezza deve essere quindi affrontata combinando protezione software e consapevolezza nelle installazioni.

Il mobile entra nel mirino del cybercrime

La crescita di quasi il 140% registrata nel primo semestre del 2011 segnala un’evoluzione del cybercrime già in corso. Smartphone e tablet non sono più soltanto dispositivi per comunicare, ma piattaforme connesse e utilizzate quotidianamente, motivo per cui attirano una parte crescente degli attacchi informatici.

La ricerca di G Data SecurityLabs invita a rivedere le abitudini di sicurezza: proteggere il computer senza occuparsi del cellulare lascia scoperto un altro punto di accesso alla rete. La diffusione di Trojan, adware e backdoor, insieme alla possibilità che applicazioni malevole superino i controlli degli store ufficiali, rende la sicurezza mobile un tema da affrontare con la stessa attenzione normalmente riservata a PC e notebook.