Una causa legale mira a mettere in discussione l’origine di una delle funzioni più riconoscibili di Facebook: il pulsante Mi Piace. Secondo la documentazione presentata da uno studio legale, l’idea di associare a un diario online un sistema per esprimere apprezzamento non sarebbe stata concepita da Mark Zuckerberg, ma da un programmatore che avrebbe depositato alcuni brevetti diversi anni prima della nascita del social network.

La vicenda ruota attorno a carte e progetti che, secondo i legali, dimostrerebbero l’esistenza di un’idea molto simile a quella poi diventata una caratteristica centrale di Facebook. La famiglia del programmatore intende ora ottenere il riconoscimento della paternità della funzionalità e sostenere che il progetto originale sia stato utilizzato senza autorizzazione.

Il progetto del diario online con sistema di apprezzamenti

Le informazioni disponibili fanno riferimento a un programmatore indicato nei documenti come Jannes Everdus e, in altri passaggi, come Van der Meer. La famiglia sostiene che questa persona avesse lavorato all’inizio degli anni Duemila a un servizio online concepito come una sorta di diario personale pubblicato su Internet.

Il progetto non si sarebbe limitato alla semplice condivisione di contenuti. Tra gli elementi descritti nei brevetti ci sarebbe anche un sistema per esprimere apprezzamento verso le pubblicazioni, un concetto che presenta evidenti analogie con il pulsante Mi Piace successivamente introdotto da Facebook. La documentazione avrebbe quindi l’obiettivo di dimostrare che la combinazione tra diario online e sistema di valutazione era già stata formalizzata prima della diffusione del social network.

Il dominio Surf Book e i brevetti depositati tra il 2000 e il 2001

Secondo quanto riportato dallo studio legale, il programmatore avrebbe depositato alcuni brevetti tra il 2000 e il 2001. Nello stesso periodo avrebbe inoltre registrato il dominio Surf Book, associato al progetto di diario online. Il nome e le caratteristiche descritte nei documenti vengono considerati dalla famiglia elementi utili per ricostruire l’origine dell’idea.

Il valore di questi materiali, nell’ambito della controversia, dipenderà dalla loro effettiva validità e dalla possibilità di dimostrare un collegamento concreto tra il progetto depositato all’epoca e la funzione poi adottata da Facebook. La sola presenza di un brevetto o di un dominio, infatti, non chiarisce automaticamente se il progetto sia stato sviluppato, se abbia raggiunto il pubblico o se sia stato effettivamente utilizzato da altri.

La morte del programmatore ha interrotto il progetto

La fonte riferisce che Van der Meer non avrebbe potuto portare avanti la propria iniziativa perché è deceduto nel 2004. Dopo la sua morte, la famiglia avrebbe deciso di riprendere la questione e di verificare la possibilità di rivendicare legalmente l’idea collegata al sistema di apprezzamenti.

Il lungo intervallo di tempo tra i presunti depositi dei brevetti e l’avvio dell’azione legale rende la ricostruzione particolarmente delicata. La famiglia dovrà infatti basarsi sui documenti conservati e dimostrare che il progetto possedeva caratteristiche sufficientemente definite e riconoscibili. Dovrà inoltre sostenere la propria posizione davanti agli organismi competenti e nell’eventuale procedimento contro Zuckerberg.

Richiesto il riconoscimento della paternità del Mi Piace

Per rafforzare la propria posizione, la famiglia si sarebbe rivolta a un’agenzia specializzata in copyright. A quest’ultima sarebbe stato depositato un documento con la richiesta di riconoscere ai familiari la paternità della funzionalità Mi Piace. L’iniziativa non equivale ancora a una decisione favorevole, ma rappresenta il passaggio formale con cui viene contestata l’origine attribuita comunemente a Facebook.

La controversia non riguarda quindi soltanto il nome del pulsante, ma la titolarità dell’idea di introdurre in un diario online un meccanismo semplice per manifestare gradimento. Se le prove venissero ritenute sufficienti, la vicenda potrebbe aprire un confronto sull’origine di una funzione oggi familiare a milioni di utenti. Al momento, tuttavia, le accuse restano al centro di una causa sostenuta dalla famiglia e dai suoi legali, mentre saranno i documenti e le autorità competenti a stabilire se esista una violazione dei diritti rivendicati.