Entro la fine del 2013 Internet avrebbe accolto ufficialmente i primi domini personalizzati, aprendo la strada a indirizzi Web diversi dai tradizionali suffissi come .com. La conferma è arrivata dal capo dell’ICANN, l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, l’organizzazione responsabile del coordinamento dei nomi di dominio e degli indirizzi della rete.
La novità riguarda la possibilità di utilizzare suffissi legati ad aziende, marchi o specifiche categorie. Non si tratterebbe quindi soltanto di scegliere un nuovo nome prima dell’estensione esistente, ma di poter richiedere un’estensione personalizzata associata direttamente a un’organizzazione o a un progetto. Secondo le informazioni disponibili, il sistema sarebbe stato inizialmente accessibile agli utenti inglesi e cinesi.
L’introduzione dei domini personalizzati avrebbe avuto un impatto soprattutto sulla presenza online dei grandi marchi. Le aziende più importanti avevano già avviato le proprie iniziative e tra queste figurava anche Apple, indicata come una delle società che si erano mosse con largo anticipo rispetto all’apertura ufficiale del programma.
Una nuova identità digitale per aziende e marchi
Il punto centrale del progetto ICANN consiste nella possibilità, per i titolari di un marchio popolare, di registrare il nome corrispondente come dominio personalizzato. In questo modo un’azienda potrebbe puntare a un’identità Web più direttamente collegata al proprio marchio, invece di affidarsi esclusivamente a un indirizzo costruito attorno a un suffisso generico già esistente.
La procedura prevedeva una scadenza precisa: i titolari dei marchi avrebbero potuto registrare i nomi entro il 26 marzo. La finestra temporale era pensata per consentire alle società interessate di tutelare il proprio nome prima che altre aziende tentassero di richiederlo. La possibilità di associare un suffisso a un marchio introduceva infatti anche un nuovo potenziale terreno di confronto tra imprese.
Le notifiche dell’ICANN non avrebbero bloccato le richieste concorrenti
Il sistema descritto non prevedeva un blocco automatico dell’assegnazione nel caso in cui più soggetti avessero manifestato interesse per lo stesso nome. L’ICANN avrebbe notificato ai titolari del marchio quando un’altra azienda avesse cercato di registrarlo, ma la comunicazione non avrebbe impedito a priori l’avanzamento della richiesta.
In presenza di una controversia, quindi, le parti coinvolte avrebbero dovuto risolvere il problema autonomamente e attraverso canali esterni alla procedura ordinaria dell’ICANN. Per le aziende questo aspetto rendeva particolarmente importante il rispetto delle scadenze e la supervisione delle richieste presentate da soggetti terzi. Il semplice possesso di un marchio, sulla base delle informazioni disponibili, non si traduceva automaticamente nel blocco di ogni domanda concorrente.
Più tempo per i suffissi generici come .tech e .app
Il programma non riguardava soltanto i nomi associati direttamente alle aziende. Erano previsti anche suffissi generici, tra cui .tech e .app, pensati per identificare rispettivamente l’ambito tecnologico e quello delle applicazioni. Per queste estensioni, tuttavia, sarebbe stato necessario attendere più a lungo rispetto alla procedura considerata normale.
La differenza tra domini legati a un marchio e suffissi generici evidenziava due percorsi distinti. Da una parte c’erano le società interessate a proteggere il proprio nome; dall’altra le estensioni potenzialmente utilizzabili da più soggetti all’interno di una categoria. La fonte non indica una data precisa per l’arrivo di .tech, .app e degli altri suffissi generici, limitandosi a segnalare tempi più lunghi.
Un costo di 150 dollari per ogni dominio personalizzato
Ogni dominio personalizzato avrebbe avuto un costo di 150 dollari per le aziende. La cifra si riferiva alla registrazione del singolo dominio e rappresentava il principale costo indicato per l’accesso al nuovo sistema. La notizia non specifica invece eventuali ulteriori spese, né chiarisce se il costo fosse associato a una procedura annuale o a un’altra modalità di gestione.
L’arrivo delle nuove estensioni avrebbe quindi ampliato le possibilità di costruire un’identità online più riconoscibile, ma avrebbe richiesto alle imprese una valutazione attenta del nome da proteggere e degli eventuali conflitti con altri richiedenti. Per i marchi più noti, la scadenza del 26 marzo e il meccanismo di notifica avrebbero reso strategica la registrazione tempestiva, mentre per i suffissi generici come .tech e .app l’attesa sarebbe stata più lunga.