Un ransomware è un malware che cifra i file presenti sul computer e, in alcuni casi, sulle unità raggiungibili dalla rete, chiedendo un riscatto per recuperarli. La protezione integrata in Windows include una funzione specifica per ridurre questo rischio: l’accesso controllato alle cartelle. Il meccanismo impedisce alle applicazioni non autorizzate di modificare i file nelle cartelle protette, anche quando il programma è stato avviato con le credenziali dell’utente.

La funzione fa parte di Sicurezza di Windows e si appoggia a Microsoft Defender Antivirus. Non sostituisce i backup e non rende il computer immune da ogni minaccia, ma aggiunge un livello di difesa importante contro la cifratura indiscriminata di documenti, foto, progetti e altri dati personali. La configurazione corretta richiede però qualche attenzione, soprattutto quando un programma legittimo deve salvare file in una cartella protetta.

Che cosa fa l’accesso controllato alle cartelle

Quando è attiva, la funzione monitora i tentativi di modifica, eliminazione o creazione di file nelle cartelle protette. Windows consente normalmente l’accesso alle applicazioni considerate affidabili, mentre può bloccare software sconosciuti o privi di autorizzazione. L’obiettivo è impedire che un processo malevolo inizi a cifrare molti file in rapida successione.

Tra le cartelle protette predefinite possono rientrare directory comuni come Documenti, Immagini, Video, Musica e Desktop, oltre ad altre posizioni utilizzate dal sistema. L’elenco effettivo può variare in base alla versione di Windows e alla configurazione del dispositivo. È possibile aggiungere manualmente altre cartelle, comprese quelle su unità locali aggiuntive, così da proteggere anche archivi di lavoro o directory personali che non si trovano nelle posizioni standard.

La protezione riguarda le modifiche ai contenuti, non la semplice lettura. Un’applicazione potrebbe quindi riuscire ad aprire un documento ma non a salvarne una nuova versione nella cartella protetta. Questo comportamento è normale e spesso produce una notifica di Sicurezza di Windows.

Come attivare la funzione in Sicurezza di Windows

Prima di procedere, è consigliabile installare gli aggiornamenti disponibili per Windows e per Microsoft Defender. Se sul PC è presente un antivirus di terze parti, alcune funzioni di Defender possono essere disattivate o gestite diversamente; in questo caso le impostazioni disponibili potrebbero non coincidere con quelle descritte.

Per attivare l’accesso controllato alle cartelle:

1. Apri il menu Start e cerca Sicurezza di Windows.2. Seleziona Protezione da virus e minacce.3. Nella sezione dedicata alla protezione ransomware, apri Gestisci protezione ransomware.4. Individua Accesso controllato alle cartelle e porta l’interruttore su Attivato.

I nomi delle voci possono cambiare leggermente tra Windows 10 e Windows 11 o in base alla lingua dell’interfaccia. Se l’opzione non è disponibile, verifica che Microsoft Defender sia attivo e che il dispositivo non sia amministrato da un’organizzazione con criteri che limitano le impostazioni di sicurezza.

Dopo l’attivazione, usa il computer normalmente e controlla le notifiche. Se un’applicazione affidabile non riesce più a salvare un file, non disattivare subito tutta la protezione: è preferibile autorizzare soltanto quel programma, dopo averne verificato l’origine.

Come aggiungere cartelle da proteggere

Nella schermata Protezione ransomware, seleziona Cartelle protette. Da qui puoi visualizzare le posizioni già incluse e usare il comando per aggiungere una nuova cartella. Scegli directory che contengono dati importanti e che devono essere protette dalle modifiche automatiche, come archivi di documenti, lavori creativi, database personali o cartelle di progetti.

È meglio proteggere cartelle realmente utilizzate per conservare dati, invece di aggiungere indiscriminatamente intere unità o directory di sistema. Una configurazione troppo ampia può generare numerosi blocchi e rendere più difficile capire quali applicazioni siano effettivamente autorizzate. Evita inoltre di aggiungere cartelle temporanee, cache o directory in cui i programmi devono poter scrivere continuamente per funzionare.

La protezione delle cartelle non equivale a un backup. Se un file viene cancellato manualmente, danneggiato per un altro motivo o reso indisponibile da un guasto hardware, l’accesso controllato non permette necessariamente di recuperarlo. Per i dati importanti mantieni quindi almeno una copia separata, preferibilmente con una parte del backup non sempre collegata al computer.

Come autorizzare un’applicazione bloccata

Se un programma legittimo viene bloccato, nella stessa area di configurazione apri Consenti app tramite accesso controllato alle cartelle. Seleziona l’opzione per aggiungere un’app autorizzata e individua il file eseguibile del programma. In genere si tratta di un file con estensione .exe, ma il percorso preciso dipende dall’applicazione e dal modo in cui è stata installata.

Autorizza esclusivamente l’eseguibile corretto. Non scegliere un’intera cartella del programma e non concedere l’accesso a file scaricati da Internet senza averne verificato la provenienza. Quando possibile, aggiorna prima l’applicazione dal suo sito ufficiale o dal relativo store: un programma obsoleto potrebbe essere la causa del comportamento anomalo.

Concedere un’eccezione riduce la protezione per quel processo. Per questo è utile autorizzare solo applicazioni necessarie, conosciute e mantenute aggiornate. Se il blocco compare soltanto una volta, controlla il percorso e il nome dell’eseguibile prima di inserirlo nell’elenco. Alcuni programmi utilizzano più componenti o cambiano percorso dopo un aggiornamento; in questi casi potrebbe essere necessario individuare il nuovo eseguibile autorizzato.

Notifiche, controlli e risoluzione dei problemi

Quando Windows impedisce a un’app di modificare una cartella, può mostrare una notifica con il nome del programma coinvolto. Non ignorarla automaticamente: verifica se l’operazione era stata avviata da te e se il software è affidabile. Un blocco inatteso durante l’apertura di un allegato, l’esecuzione di un file appena scaricato o l’avvio di un programma sconosciuto va trattato come un possibile segnale di rischio.

Se un’app continua a non funzionare dopo l’autorizzazione, controlla che sia stato aggiunto l’eseguibile effettivamente utilizzato. Verifica anche i permessi della cartella, lo spazio libero sul disco, eventuali sincronizzazioni cloud e le impostazioni interne del programma. Alcune applicazioni devono poter scrivere in più directory: autorizzarle non significa però concedere automaticamente accesso a ogni percorso del sistema.

Per verificare gli eventi di sicurezza puoi consultare la cronologia di protezione di Sicurezza di Windows. Gli utenti più esperti possono inoltre esaminare gli eventi registrati dal sistema, ma non è necessario modificare criteri avanzati o usare comandi non documentati per una configurazione domestica. Evita di disattivare la funzione solo perché un’applicazione viene bloccata: prima cerca la causa e limita l’eccezione al minimo indispensabile.

Impostazioni da affiancare alla protezione anti-ransomware

L’accesso controllato alle cartelle è più efficace se inserito in una strategia composta da più livelli. Mantieni attivi gli aggiornamenti automatici di Windows, del browser e dei programmi principali. Usa un account standard per le attività quotidiane quando possibile e riserva i privilegi amministrativi alle operazioni che li richiedono.

Presta attenzione agli allegati, ai collegamenti ricevuti via posta elettronica e ai documenti che chiedono di abilitare macro o contenuti attivi. Un ransomware può sfruttare l’errore dell’utente prima ancora di tentare la cifratura dei file. Esegui inoltre backup regolari su un dispositivo o servizio separato, controllando periodicamente che i file siano davvero recuperabili.

La configurazione migliore è quella che protegge le cartelle più importanti senza costringere l’utente a creare eccezioni indiscriminate. Attiva la funzione, aggiungi le directory con i dati essenziali, autorizza soltanto software verificati e controlla con attenzione ogni notifica: in questo modo la difesa integrata di Windows diventa un ostacolo concreto per il ransomware, senza trasformarsi in una fonte continua di blocchi durante il lavoro.